giovaniemissione.it

Gennaio 2012: Il SILENZIO DELLA MISSIONE (Mc 4,26-32)

di sr Mariolina Cattaneo

Il SILENZIO DELLA MISSIONE

 

([Gesu] diceva ancora: «Il regno di Dio è come un uomo che getti il seme nel terreno, e dorma e si alzi, la notte e il giorno; il seme intanto germoglia e cresce senza che egli sappia come. La terra da se stessa porta frutto: prima l'erba, poi la spiga, poi nella spiga il grano ben formato. Quando il frutto è maturo, subito il mietitore vi mette la falce perché l'ora della mietitura è venuta».
Diceva ancora: «A che paragoneremo il regno di Dio, o con quale parabola lo rappresenteremo? Esso è simile a un granello di senape, il quale, quando lo si è seminato in terra, è il più piccolo di tutti i semi che sono sulla terra; ma quando è seminato, cresce e diventa più grande di tutti gli ortaggi; e fa dei rami tanto grandi, che all'ombra loro possono ripararsi gli uccelli del cielo». (Mc 4, 26-32)


Ci sono immagini che ci colpiscono al cuore, che rendono chiaro cio’ che la mente non riesce ancora a pronunciare. La prima parabola che ci viene raccontata questo mese e’ una di queste. Forte e chiara nella sua semplicita’ l’immagine sembra trasportarci nel campo, accanto all’uomo che getta il seme, vedendo le notti e i giorni passare, vedendo il seme che cresce come in un videoclip velocizzato. E’ proprio l’atmosfera di questa parabola che chiama all’appello e ci chiede di dare risposte.

Una semplice immagine di semina, come le tante che si vedono qui’ in Etiopia, l’immagine bellissima di quando cominciano le grandi piogge e gli uomini vanno con i buoi ad arare i campi, a seminare e poi aspettano.
La stagione delle piogge non e’ mai una stagione facile, il cibo accumulato l’anno precedente e’ quasi finito, cosi’ come i soldi di cio’ che si e’ venduto, e le piogge spesso distruggono gli orti, cosi’ non cresce nulla e si fa la fame. Non ci sono soldi per andare dal dottore, ne’ per mandare i figli a scuola, almeno non in questi mesi.
Sono pero’ i mesi dell’attesa, sapendo che se le piogge saranno buone si avra’ un buon raccolto, si potra’ festeggiare, celebrare matrimoni, e vivere bene, almeno per un po’.

C’e’ ben poco da fare, da risolvere, da programmare: il seme, la natura hanno i loro tempi, non rispondono ai nostri, non si lasciano imbrigliare dal nostro desiderio di velocita’. La natura richiede tempo... ma c’e’ anche in questa immagine un senso di silenzio, come se ,aspettando il seme che cresce, non si possa fare altro che stare in silenzio a guardare ad osservare. E’ quest’atmosfera di attesa e speranza che ci viene trasmessa in modo chiaro e che sfida il nostro vivere e le nostre scelte.
Anche i nostri concetti di missione vengono sfidati da questa parabola. Spesso, infatti, la Missione viene letta come un fare, un annunciare, qualcosa di visibile, di “rumoroso”, “voce di uno che grida nel deserto”, ma questo brano ci parla di un’altra missione, di una missione silenziosa. Il silenzio della missione e’ difficile da digerire, perche’ ci toglie il potere della parola, ci toglie la forza della certezza, ci sfida a cercare di essere coerenti al punto tale che il silenzio diventa linguaggio e comunicazione.
Cos’e’ questo silenzio in un mondo in cui dobbiamo trasmettere messaggi, e tutti ci provano?

E’ il silenzio che permette di ascoltare, di uscire dalla compulsione, spesso presente anche tra la generosita’ piu’ vera, di fare “a tutti i costi”, di risolvere i problemi di tutti, di dare risposte immediate ai problemi di sempre. Richiede il coraggio di stare in silenzio di fronte al senso di impotenza che ci prende quando non possiamo risolvere tutto, quando non possiamo giocare ad essere Dio, a creare o ricreare, cambiare e fare miracoli.
Il silenzio dell’impotenza e’ oggi, a mio avviso, uno dei mezzi piu’ rivoluzionari a cui possiamo pensare perche’ esce dalle logiche che ci stanno dominando, sia a livello economico, che culturale e sociale.  
E’ strano che proprio il Vangelo di Gesu’, figlio del falegname, tramandatoci da una dozzina di discepoli insignificanti della Palestina, dominata dall’impero di Roma, rischi a volte di essere trasformato in un segnale di potenza: la potenza di Dio, la potenza dei miracoli... a volte anche la potenza della Chiesa.

Il silenzio rivoluzionario della missione sta proprio nel negarsi all’obbligo della visibilita’, del successo, del numero per riplocamare nel silenzio che “piccolo e’ bello”, che cio’ a cui viene negata la voce ha in se’ la forza del futuro.E quale forza maggiore se non quella del seme che cresce “dentro”, nascosto alle trombe della comunicazione mass-mediale.

Questa parabola si concentra sul seme che da vita, sul seme che cresce piano mettendo fuori prima lo stelo, poi la spiga, e quindi il grano nella spiga.  Ed e’ bello che oggi, dove la natura e’ cosi’ minacciata, il brano ci ricordi il miracolo della vita: “La terra da se stessa porta frutto”
E quale forza maggiore se non quella del seme che cresce dal piccolo per divenire un arbusto che da riparo, che da vita e protezione proprio a quegli uccelli che di solito i semi li mangiano.

Il ciclo della vita, un ciclo che purtroppo abbiamo stravolto, ci richiama a recuperare il silenzio come forma di missione. E’ il silenzio di chi non sa il perche’ e il come, ma che e’ sicuro che il seme spuntera’ dalla terra, che il “miracolo quotidiano” continuera’ ad avvenire, che e’ capace di guardare alla storia con uno sguardo contemplativo, mistico, lo sguardo di Dio che attende e fa crescere, che rispetta i ritmi e contemporaneamente si prende cura.
Dio guarda con cura, attende la crescita, questa e’ la speranza cristiana. Credere che tutta la Vita ed ogni Vita abbia il diritto e la capacita’ di crescere, di trasformarsi, di divenire cio’ che e’ chiamata ad essere. Ed e’ per questa ragione e su questa speranza che tanti, religiosi/e e laici/che si impegnano ogni giorno nei “campi” del quotidiano, attendendo e curando la crescita della Vita, arando e seminando, irrigando e proteggendo, pregando e contemplando.
L’invito e’ quindi quello di continuare a sperare, anche quando non si vede, anche quando il mondo sembra andare nella direzione opposta, anche quando ... La speranza di chi crede e’ quindi speranza per tutti e per la Creazione stessa, come ci ricorda San Paolo:  “Sappiamo infatti che tutta la creazione geme e soffre unitamente le doglie del parto fino al momento presente. Non solo essa, ma anche noi... Fummo infatti salvati nella speranza; ma una speranza che si vede non è più speranza: chi infatti spera ciò che vede? Ma se noi speriamo ciò che non vediamo, stiamo in attesa mediante la costanza”. (Rom 8, 22-26)

Condividi questo articolo:

Registrati alla newsletter