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DICEMBRE 2009 - Nel ventre di Maria ... Dio si fa storia

padre Domenico Guarino

Nel ventre di Maria... Dio si fa storia.


Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei. (Luca 1,26-38)

Contesto

Se leggiamo attentamente i primi due capitoli del vangelo di Luca, subito ci accorgiamo che i fatti lì narrati: l'annunciazione, la nascita e l'infanzia di Giovanni Battista e di Gesù, contengono e rapresentano le caratteristiche storiche e teologiche di tutta la sua opera (vangelo e Atti). Il "resoconto ordinato" di cui lui parla all'inizio del vangelo (1,3), allude più a un ordine di significati teologici che cronologici. La sua intenzione non è quella di scrivere come si sono succeduti i fatti, ma di trasmettere e far sentire alla sua comunità, e a noi oggi, che Dio è presente nella storia, che non tradisce le aspettative del suo popolo e che ha un "progetto" di salvezza. Luca introduce così uno dei temi centrali della sua opera: l'annuncio del piano salvifico di Dio e la sua capacità di portarlo a compimento nella persona di Gesù.

Come parte della realizzazione di questo "piano", Luca sceglie una figura femminile, Maria. A lei è destinato l'annuncio dell'angelo; cosa non del tutto scontata nell' ambiente così patriarcale del tempo. Per di più, nel primo capitolo, la parola "gravidanza" (1,13.31.36) occupa un posto centrale, una presenza quasi "necessaria" affinchè la storia di Dio possa continuare. Elisabetta e Maria sono "gravide" di un tempo nuovo che sta per iniziare, gravide di quella speranza che ciascun ebreo conservava nel suo cuore: il Dio dei Padri, di Giacobbe e di Isacco li avrebbe liberati da una schiavitù che durava oramai da secoli. Con Maria, Dio si lascerà coinvolgere direttamente attraverso lo Spirito Santo nel concepimento di Gesù. Il tutto aviene nel "paesetto" di Nazaret, in Galilea.

Insieme a Maria è anche presentato Giuseppe (1,27) di cui appena si fa riferimento alla sua procedenza geneaologica: un uomo della casa di Davide. Sembrerebbe soltanto menzionato per confermare la discendenza davidica del piccolo che sarà annunciato. Sull'origine di Maria non si dice nulla; è una ragazza qualsiasi, il suo curriculum vitae non presenta niente di speciale. Sappiamo soltanto che è parente di Elisabetta (1,36). Attraverso l'annunciazione, Dio cambia i valori culturali e ideologici del sistema patriarcale: la donna, disprezzata e senza valore giuridico, si converte in agente di trasformazione; a lei (Maria) è dato il potere di "dare un nome" al figlio (1,31). E' la discesa dello Spirito Santo (1,35) a generare questa nuova creazione: le donne e non gli uomini sono portatrici della salvezza annunciata da secoli.

Maria, prima dell'annuncio di essere madre, era una donna capace di prendere le sue responsabilità davanti alla società; era parte di quel popolo ebrero povero, colonizzato e occupato militarmente dall'Impero Romano. Per questo la sua risposta e la sua disponibilità non si fanno aspettare: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». Maria, davanti a Dio e al suo popolo, diventa soggeto della sua storia attraverso la capacità di pensare, decidere e partecipare (diritti negati dalla sua società). E' solo attraverso il suo sì e il suo impegno che la promessa di Dio si realizza nella storia. La parola "serva" non va intesa in una logica di subordinazione, essere servi di qualcuno, ma "l'essere al servizio" di un progetto di vita. Attraverso il suo "sì", Maria, con dignità di donna, intreccia la sua vita con quella del suo popolo.

La vita

Modesta vive a Oaxaca, una città nel Sud del Messico. Da alcuni anni è animatrice e responsabile delle comunità ecclesiali di base del suo paese. Come Maria di Nazaret, anche lei, motivata dalla realtà sociale così difficile che vive la sua gente, si è resa disponibile (serva) per realizzare il piano di Dio nella storia. Nel suo piccolo cerca di vivere secondo la logica del Regno di Dio; il suo impegno nasce da un incontro profondo con il Dio della Vita; in Gesù e nel suo progetto, riesce a trovare la forza per andare avanti nonostante le difficoltà che incontra a causa del suo impegno. Nella sua povera casetta, vicino alla porta, c'è il poster di Mons Romero con una frase: "Non è volontà di Dio che alcuni hanno tutto e altri niente. Questo non può venire da Dio. La sua volontà e che tutti i suoi figli vivano felici". Ogni mattina, prima di uscire, rilegge quella frase perché sa di non essere sola, appartiene ad una comunità nella quale l'impegno e le responsabilità sono condivise. Nella sua povertà e semplicità, sente la presenza di un Dio che non ha paura di condividere la sua stessa vita. Quante volte insieme alla sua comunità ha cantato "Tu sei il Dio dei poveri, il Dio umano e sempice, il Dio che suda per la strada...". In un corso di formazione realizzato nella sua diocesi, aveva ascoltato che alcuni vescovi riuniti nel Concilio Vaticano II, avevano detto: "Le gioie e le speranze, le tristezze e le angoscie degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angoscie dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore" (GS 1). Questa stessa frase l'aveva scritta su un foglio e l'aveva appeso accanto alla foto di Mons. Romero, lui che l'aveva incarnata della sua vita e per questo motivo era stato ucciso il 24 marzo del 1980.

Con la sua vita e il suo impegno Modesta testimonia che non esistono due storie, quella di Dio e quella del popolo, ma una sola storia dove Dio e il popolo lavorano insieme per il bene dell'umanità. Il suo impegno per la vita della gente, la vita stessa delle comunutà, rende possibile non solo un "mondo altro", ma anche un altro tipo di Chiesa.

Anche noi con "ostinata speranza" vogliamo impegnarci a realizzare il piano di Dio. La realtà nella quale viviamo ci spinge ad agire con urgenza e a scoprire il profondo bisogno di camminare insieme. Per questo motivo diventa importante:

  1. unire la fede con la vita. Avere il coraggio di rompere tutti quegli schemi che partono da una visione filosofica della fede (anima/corpo...) e che non ha niente a che vedere con il Dio della bibbia.
  2. Rimetterci in gioco come persone (renderci disponibili) per rimettere in movimento la storia che non appartiene ai potenti, ma a tutti coloro, uomini e donne di buona volontà, che sono capaci di amarla e quindi impegnarsi nella sua trasformazione secondo il progetto di Dio.Capire che la nostra identità dipende da quello che facciamo.
  3. Lasciarci guidare dallo Spirito per sapere riconoscere la diversità di "sapori" e di "colori" di come Dio si fa presente nella storia.
  4. Avere la consapevolezza che dobbiamo assumere, senza mezzi termini, la nostra parte di sforzi nella costruzione non solo di una società altra, ma anche un altro tipo di Chiesa
  5. Rinnovare quotidianamente la scelta e l'impegno per ultimi. Ripartire dalla "marginalità" della storia per riscoprire la centralità di Dio nella nostra vita; Colui che permette ad ogni persona esistere a sua immagine e somiglianza 
  6. Avere il coraggio di non sacralizzare quelle strutture che impediscono la possibilità di un cambio concreto a favore dei poveri.

 


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